Parte dalla Sardegna la class action contro Equitalia, un'azione legale collettiva che mette in discussione l'affidamento alla spa pubblica della riscossione dei tributi. La propongono il Movimento artigiani e commercianti liberi Sardegna e l'Associazione giuristi indipendenti, che alcune settimane fa hanno depositato l'atto di diffida (tramite l'avvocato Francesco Scifo del foro di Cagliari) presso la stessa Equitalia, il ministero dell'Economia e delle finanze, l'Agenzia delle entrate e l'Inps. La diffida è il preambolo, necessario per legge, al ricorso al giudice. COME ADERIRE Ovviamente l'appello dei promotori va a tutti i contribuenti che siano interessati: sul sito internet ww.movimentoartigianiecommercianti.com è possibile consultare la documentazione e le notizie sull'argomento. La pagina web pubblica anche i vari responsabili, per ciascun territorio, della raccolta di adesioni, che prevede un contributo individuale iniziale di 50 euro: il modulo di delega all'avvocato per l'esercizio della class action chiarisce però che tutte le spese legali saranno «integralmente a carico» delle associazioni che hanno assunto l'iniziativa. L'atto originario è stato sottoscritto anche da Giuseppe Carboni di Soleminis e da Luigi Toro di Dolianova. IL RICORSO L'azione mira al cuore del sistema Equitalia: ossia le norme che affidano alla spa, controllata per il 51% dall'Agenzia delle entrate e per il 49% dall'Inps, una posizione monopolistica nella riscossione dei tributi statali e (fino al prossimo 31 dicembre) anche di quelli locali. Un servizio gestito con ampi margini di profitto, e senza neanche dover pagare l'Iva. Secondo i ricorrenti, che hanno notificato il tutto anche alla direzione generale della Concorrenza della Commissione europea, questo stato delle cose non solo «impedisce la libera concorrenza», ma determina inefficienze e dunque «danneggia palesemente i contribuenti italiani e stranieri, ove tenuti a versare tributi in Italia».CONTESTAZIONI Tra le altre irregolarità che la class action punta a far rilevare, il fatto che chi notifica le cartelle esattoriali non sia un soggetto «incardinato presso un'amministrazione “terza” e istituzionalmente imparziale», ma di fatto «una vera e propria controparte del debitore, in quanto l'agente della riscossione percepisce un compenso a fronte della riscossione operata per conto dell'amministrazione creditrice».L'atto di diffida invita perciò i destinatari ad attivarsi, entro 90 giorni, per «garantire il rispetto della normativa per la tutela della concorrenza e del mercato»: se il termine trascorrerà senza novità di rilievo, si procederà col ricorso all'autorità giurisdizionale.
(Da l'Unione Sarda del 24/09/2012)
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