Tanti anni fa (nella preistoria politica della repubblica italiana) i dossettiani si lamentavano che il partito non contava nulla, chiedevano più spazio per la Democrazia Cristiana nelle decisioni del governo, era un modo (elegante) di esprimere dissenso nei confronti del "Faccio io" di De Gasperi (oggi Monti) che a sua volta puntigliosamente rivendicava l’autonomia (allora ben spesa) dell'azione di governo. Il contesto di oggi è molto cambiato, non per la dialettica, che si è anzi accresciuta tra governo tecnico e partiti della coalizione che lo sostengono, quanto piuttosto perché il partito di cui parlavano i dossettiani era una reale cinghia di trasmissione tra le scelte più o meno amare che è chiamato a compiere chi governa e gli umori, i sentimenti e le esigenze (profonde) della comunità dei cittadini. I segretari di sezione che, all'epoca, spiegavano la linea prima ai militanti e poi nelle piazze, c'era un dialogo costruttivo, diretto, tutti dicevano la loro e, alla fine, si sentivano partecipi delle decisioni prese. La politica e la gente trovavano il modo di parlarsi. Oggi, purtroppo, non è così ….......(Tratto da un articolo di Roberto Napoletano sul Sole 24 ore, con alcuni adattamenti)
Purtroppo la politica oggi non solo non sa più parlare alla gente, non sa neanche ascoltarla!
RispondiEliminaBasti per esmpio pensare agli ultimi referundum tenutisi in Sardegna che hanno non parlato alla politica,ma hanno addirittura URLATO che è ora di snmetterla con i vari giri e giretti che la Casta esegue con precisione funnambolica solo ed esclusivamente per preservare se stessa. Ebbene, la politica ha fatto finta di non sentire e ha bellamente fatto sberleffi alla gente che gli ha detto di andarsene ha casa ed infatti sono ancora lì. Credo e spero non ancora per molto.
Mauro