Nel Parlamento dei cento indagati per corruzione, dei nominati pressoché sconosciuti, delle ballerine e dei portaborse elevati al grado di legislatori dalle segreterie romane, si annidano anche burloni patentati. Prendete, ad esempio, la proposta di legge con la quale i deputati Pdl Enrico Costa, Guido Crosetto, Mara Carfagna e Lucio Stanca vogliono abolire le regioni a statuto speciale. Tutto in nome della demagogica (quando riferita alle istituzioni e non ai singoli protagonisti del malaffare) campagna sull'abbattimento della spesa pubblica e degli sprechi della politica. Quasi che la Sardegna possa essere accomunata alle altre regioni italiane. Quasi che la nostra condizione di insularità non obblighi lo Stato, anche secondo quanto stabilito dal dettato europeo, a confrontarsi con la specialità. Quasi che l'Autonomia, scritta in Costituzione e conquistata dai padri dell'architettura regionale sarda, fosse un bene nella disponibilità di una pattuglia di parlamentari nominati. Bene ha fatto l'ex presidente della Regione Mauro Pili a invitare il suo gruppo a ritirare una proposta di legge figlia di una ricerca di facile consenso da parte di ex ministri ed ex sottosegretari che non passeranno certo alla storia per loro opera di uomini e donne di governo. Da sardi possiamo invece rivendicare il fatto che da tempo a nostro carico ci sono le spese per la continuità territoriale, per i trasporti pubblici locali, per la sanità e persino per il Corpo forestale. Spese che nelle altre regioni sono coperte dallo Stato. Verrebbe voglia di rispondere con le parole di Antonio Simon Mossa: «Dovremmo razionalizzare e rendere comprensibile al popolo sardo, oggi fuorviato dal funzionarismo dei partiti coloniali, quella intuizione di libertà che lo agita. Quella libertà si chiama indipendenza politica ed economica e giustizia sociale: libertà che significa che i sardi debbono essere prima di tutto padroni della loro terra, arbitri dei loro destini». Solo a queste condizioni potremmo dire addio all'Autonomia.
ANTHONY MURONI (Da L'UNIONE SARDA del04.10.2012)
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